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Nella casa degli Ingegneri…

Da ormai qualche anno vivo in una casa con altri coinquilini ingegneri… e veramente ne ho viste di tutte. Server che ti avvisano quando cominciano i Simpson, Lan party con altre 24 (in un modesto appartamento sembra di essere in 1000) persone sparse per tutta la casa, divani compresi, con cablaggi di cavi di rete che arrivano ovunque, gente che salda componenti strani sulla scheda madre del proprio portatile alle 3 del mattino, gente che studia illuminata dalla fioca luce di un lumino da cimitero con il tavolo pieno di lattine finite di redbull e caffè, gente che collassa su un materasso in corridoio, alberi di natale ad agosto… e molto altro…

Ma questa sinceramente non me la sarei immaginata!

)

🙂

Voi vi chiederete: ma cosa è quell’aggeggio? I più attenti avrenno sicuramente intuito che è un access point wireless… più precisamente una fonera. Si ma… cosa ci fa attaccata ad una caldaia?

La risposta è semplice. Dopo che pedro è riuscito a ottenere acesso ad essa tramite la console seriale, è stata crackata e ri-flashata con openWRT… fin qui niente di strano… ma la caldaia???

Ok ora ci arrivo… in pratica, questo giocattolino chiamato fonera, ha un led che può essere comandato a piacimento tramite l’ACPI, l’aggiunta di un semplice Relé ha fato il resto (trasformare un led in un interruttore). Siccome openWRT è sostanzialmente una distribuzione linux in miniatura, sulla quale gira un server web, l’idea è semplice: termostato wireless… o meglio: posso accendere il riscaldamento da remoto… e con “da remoto” intendo: da qualsiasi parte del mondo! 😀

Oppure accenderlo in base alla temperatura o programmando le ore della giornata in cui deve restare acceso.

Perché uno che abita in un’isoletta sperduta nel pacifico dovrebbe accendere il nostro riscaldamento? Ok… no… lui non dovrebbe essere autorizzato a farlo 😀 però mettiamo il caso che io voglio scendere un giorno che non c’è nessuno in casa, e fa freddo… Prima di partire, da casa mia accendo il riscaldamento dell’appartamento! Così, quando lo raggiungo 2 ore dopo è già caldo!! 🙂

Ok ok… ammettiamolo… più che per l’utilità è stato fatto per smanettare! 😛

un dettaglio

un dettaglio

Il filo marrone e nero che vedete, è l’uscita del relé e va ad innestarsi nell’apposito contatto per il termostato.

La cosa più divertente è che ora la nostra caldaia ha un IP address! 😀 anzi… volendo col DHCP potrebbe anche assegnarli gli IP! hahaha

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Cassa 2×12 on stage

Finalmente è arrivata al termine anche la fase di costruzione della cassa per chitarra 2×12.

I test non sono stati moltissimi, ma da quello che ho sentito, la cassa ha una buona botta sulle basse (calcolando che uso un Marshall :D) e degli alti ben definiti, anche se la presenza sembrerebbe un po scarsina. Questo problema però potrebbe essere causato dal fatto che le valvole del pre sono da cambiare.

L’imposizione di usare 2 altoparlanti di marche diverse (un RCF e un C.I.A.R.E.) aumentano le possibilità timbriche in fase di registrazione microfonata, ma non intaccano + di tanto le performance “live”.

Ecco di seguito alcune foto (clicca per ingrandire)  😉

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Come si può vedere, la griglia che protegge i coni è a maglia larga, anche se molto robusta (è una retina metallica). Quindi penso di prendere della tela per coprirla in modo da non lasciare i coni in vista.

Togliere i tasti alla chitarra!

Il mese scorso, durante un pomeriggio domenicale in cui la noia stava per diventare il mio miglior passatempo sono stato vittima di un raptus lutaresco al quale non ho saputo deristere.

Così, mi sono armato di scalpello, stucco e carta vetrata e ho deciso di estirpare i fret alla mia chitarra da battaglia.

Prima di tutto spieghiamo cos’è la chitarra da battaglia.

Questa chitarra mi fu stata donata da un amico diversi anni fa… è (credo)  una chitarra di origini cinesi. Era un po messa male, così ho deciso di rimetterla in sesto. Meccaniche ricromate, elettronica rifatta, riverniciatura e creazione di un nuovo battipenna in madreperla disegnato da me.

Così nacque la: FendiNebbia Multistratocaster Special 😀

Ed è rimasta così per un bel po… fino a qualche giorno fa… ed ora è un nuovissimo strumento fretless.

Come potete vedere ho usato uno stucco di un colore diverso dal legno per facilitarmi l’utilizzo di questa chitarra, anche perché sono un chitarraro autodidatta e con nessuna esperieza di strumenti fretless. Quindi finché non imparo, va bene così!! 😀

Ecco  alcune foto (clicca per ingrandire)

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Autocostruzione Cassa 2×12 per chitarra

Per esigenze di trasportabilità della mia cassa Marshall 4×12, ho deciso di autocostruirmi una cassa più maneggevole e discreta.

Ecco alcune scelte progettuali.

Per soddisfare il requisito di “minima spesa”, ho optato per 2 coni di recupero (un RCF e un C.i.a.r.e.) in quanto, l’acquisto di 2 Vintage 30, da usare in questo esperimento, mi è sembrato un tantino eccessivo!!!

In realtà il costo dei 2 coni che ho usato, supererebbe la somma da pagare per 2 V30, ma visto che sono stati ritirati praticamente a costo zero da un amico che ha rinnovato i suoi impianti, va bene così 😀

Unico problema è che l’RCF ha la sospensione che è praticamente polverizzata (vedi immagine delle varie componenti dell’altoparlante). Ma questo non mi ferma 🙂 , infatti ho ordinato una sospensione nuova e ho riparato l’altoparlante.

Foto Cassa

ecco l’immagine della cassa col cono appena riparato

Durante la progettazione (haha che parolona!! 😀 ) della cassa, mi sono scontrato con un dubbio riguardante il cablaggio di essa.

Mi si sono presentate 2 alternative:

  • Cablaggio con switch per avere l’ingresso mono o stereo (ho una testata valvolare Marshall 9100 che è una dual monobloc, quindi può funzionare in stereo)
  • Cablaggio con switch per selezionare 2 diverse impedenze (o 4 o 16 ohm, cambiando tra configurazione serie e parallelo degli altoparlanti)

La scelta è ricaduta sulla seconda opzione, per il semplice fatto che non credo di aver mai bisogno della stereofonia sulla chitarra, quindi, ho pensato che avere la possibilità di selezionare 2 impedenze, mi permetta di usare la cassa anche con altre testate che magari non hanno la possibilità di selezionare l’impedenza di uscita.
Di seguito riporto lo schemino (che ho disegnato col GIMP 😉 ) del wiring da me utilizzato.

Wiring 2×12
lo switch mi permette di selezionare o 16 o 4 ohm di impedenza…

Per ora è tutto… a breve (spero) le impressioni della “prova su strada”.

Absinthe

Nei piccoli ritagli di tempo che l’università mi permette, riesco a dedicarmi a un progetto che inseguo da tempo: quello di costruirmi un sintetizzatore modulare completamente analogico.

Per capire meglio cos’è un sintetizzatore, basta cliccare sul link precedente per vedere la pagina della WikiPedia.

Intendiamoci: non parto a progettare un sintetizzatore da zero, anche perché qualcuno ci ha già pensato prima di me :).

Gli schemi a cui faccio riferimento sono interamente (credo!) progettati da un certo Ray Wilson e potete trovarli sul sito MusicFromOuterSpace. Dove ci sono tutti (e anche di più) gli schemi circuitali dei moduli che servono per avere un sintetizzatore modulare completo e funzionale. Come primo obiettivo pensavo di realizzare una decina di moduli che sono quelli basilari per avere un buon “parco” di suoni.

Nel frattempo mi sono divertito a costruirmi i vari moduli come patch per OM-Synth che è un software che funge da Realtime modular Synthesizer che si appoggia sui plugin (Omins) LADSPA e DSSI per la generazione/elaborazione dei segnali audio. Il mio attuale lavoro consiste nel ricreare i vari moduli con le connessioni (In e Out) che avrebbero nella realtà, in modo da poter testare le possibilità timbriche del mio futuro (SE arriverò alla fine 😀 ) progetto hardware vero e proprio.

Ecco un assaggio dello stato attuale delle cose

Om-Synth Absynthe

Cliccate sull’immagine per vederla tutta!

Come ho detto, per ora è solo un prototipo software funzionante (spero di mettere on-line qualche sample).

Per saperne di più ecco uno schema molto semplice e chiaro, disegnato da Ray Wilson, che illustra come funzionano e come connettere tra loro i vari moduli del sintetizzatore.

Analog Synth Block Diagram

Per chi volesse provare le mie patch per om-synth sono scaricabili qui.